Patrizia Trevisi - Afrodite

Afrodite

Afrodite 2015 ART MONSTERS &JAZZ 2016 ROCCA PAOLINA PERUGIA 100x90x50 cm Scultura in tela di juta corde- piedi scolpiti ricoperti in tela....

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Patrizia Trevisi - Insieme

Insieme

2015 opera collettiva del MAAM per la Fondazione Pistoletto Cittadella d'Arte Terme culturali Biella. diam 60 cm                                                                                                                                                            Opera in tela imbottita cucita con cordini. Ready made. ...

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Patrizia Trevisi - Terra sterile arazzo, archetipo, arte tessile, astrazione organica, bassorilievo, culto della Madre Terra, fiber art, Grande Madre, scultura tessile, tecnica mista, texture,land art,sterile, territorio, suolo, riti di fertilità

Terra sterile

2015 Opera per EXPLOIT esposta al MACAO Milano   cm 400x350 Tela di juta cucita con corde.     Perché io sono colei che è prima e ultima Io sono colei che è venerata e disprezzata, Io sono colei che è prostituta e santa, Io sono sposa e vergine, Io sono madre e figlia, Io sono le...

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arazzo, archetipo, arte tessile, astrazione organica, bassorilievo, Bassorilievo tessile, culto della Madre Terra, fiber art, Grande Madre, scultura tessile, tecnica mista, texture, ready made, storie, cantastorie, narrazione, opera permanente esposta al MAAM - Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz, dittico

Aggregazione – 333 piccole storie raccontate da giovani donne.

2014 Opera permanente esposta al MAAM - Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz. Roma 300x175cm Dittico.   Arazzi in tela tinta imbottita con juta e cucita con corde e filo. Ready made. Conchiglie, piccoli giocattoli e oggetti raccolti al MAAM.     Questa opera creata per il Maam, è idealmente ispirata alle donne...

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Contrassegnata da netti chiaroscuri che le restituiscono una forte plasticità, Uroboros rappresenta il serpente che si mangia la coda. Divorandosi e nello stesso tempo rigenerandosi continuamente, forma un ciclo continuo di nascita, morte e rinascita. In questa scultura tessile i forti volumi delle spire si annodano in un movimento vorticante. È un moto senza fine che crea instabilità, turbolenza e provoca un vuoto. Una soglia di passaggio, un canale tra passato e futuro, alla continua ricerca di quella perduta unità con il tutto.

Uroboros – Il vortice

60x80 cm Opera in tela - imbottitura in juta - cucita con cordami. Base di ferro.   Contrassegnata da netti chiaroscuri che le restituiscono una forte plasticità, Uroboros rappresenta il serpente che si mangia la coda. Divorandosi e nello stesso tempo rigenerandosi continuamente, forma un ciclo continuo di nascita,...

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“…un acuto dolore colse nell’animo: le bende, che le chiome immortali cingevano, lacerava con le sue mani, si gettava sulle spalle un cupo velo, e si slanciò sopra la terra e il mare, come un uccello, alla ricerca. Ma nessuno degli dei e degli uomini mortali voleva dirle la verità…” Inno a Demetra, Omero La Dea Demetra eredita per via diretta gli attributi della Grande Madre primigenia: si tratta della Madre del Raccolto, la Signora delle Messi, colei che patrocina le stagioni, i raccolti abbondanti, la fecondità del terreno. Demetra rappresenta l’archetipo che racchiude l’essenza stessa della procreazione e della germinazione, l’istinto della maternità, la forza misteriosa e unica dell’utero femminile di generare vita, di accudire, di fornire nutrimento. In Demetra I gli elementi femminili e maschili confliggono e contemporaneamente si rinforzano a vicenda; in lei l’artista cerca una compresenza feconda degli opposti.                                                                                                                                                                              In tutte e due le opere la circolarità della forma, oltre a ricordare quella di un antico pane, suggerisce il movimento e l’avanzare della scultura nello spazio e nel tempo.                                                                  Le texture create dai cordami e dagli strappi lasciano apparire la sua anima vegetale, il forte richiamo ai vecchi sacchi agricoli enfatizza il suo essere Signora delle Messi e dell’Agricoltura. Il suo essere Patrona delle Stagioni è evidenziato in Demetra II da una sfera trasparente ripiena di esoscheletri di cicale posta al centro della scultura; è l’estate che è passata; segna una fine e l’avvicendarsi di un altro tempo nel continuo ciclo della Natura.                                                                                                            Demetra I e Demetra II sono rappresentate nella loro furia: la dea è stata tradita e ingannata. La disperazione che segue al rapimento di Persefone la porta a una depressione tale che l’intero mondo inaridisce. Così come genera la vita della natura, Demetra ne determina la sua morte. 

Demetra II

2013 cm 50 x 71 Opera in tela, imbottita con juta e cucita con cordami. Testa in terra cotta. Sfera in plastica con insetti. Base in ferro     “…un acuto dolore colse nell’animo: le bende, che le chiome immortali cingevano, lacerava con le sue mani, si gettava sulle spalle un cupo velo, e si slanciò...

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“…un acuto dolore colse nell’animo: le bende, che le chiome immortali cingevano, lacerava con le sue mani, si gettava sulle spalle un cupo velo, e si slanciò sopra la terra e il mare, come un uccello, alla ricerca. Ma nessuno degli dei e degli uomini mortali voleva dirle la verità…” Inno a Demetra, Omero La Dea Demetra eredita per via diretta gli attributi della Grande Madre primigenia: si tratta della Madre del Raccolto, la Signora delle Messi, colei che patrocina le stagioni, i raccolti abbondanti, la fecondità del terreno. Demetra rappresenta l’archetipo che racchiude l’essenza stessa della procreazione e della germinazione, l’istinto della maternità, la forza misteriosa e unica dell’utero femminile di generare vita, di accudire, di fornire nutrimento. In Demetra I gli elementi femminili e maschili confliggono e contemporaneamente si rinforzano a vicenda; in lei l’artista cerca una compresenza feconda degli opposti.                                                                                                                                                                              In tutte e due le opere la circolarità della forma, oltre a ricordare quella di un antico pane, suggerisce il movimento e l’avanzare della scultura nello spazio e nel tempo.                                                                  Le texture create dai cordami e dagli strappi lasciano apparire la sua anima vegetale, il forte richiamo ai vecchi sacchi agricoli enfatizza il suo essere Signora delle Messi e dell’Agricoltura. Il suo essere Patrona delle Stagioni è evidenziato in Demetra II da una sfera trasparente ripiena di esoscheletri di cicale posta al centro della scultura; è l’estate che è passata; segna una fine e l’avvicendarsi di un altro tempo nel continuo ciclo della Natura.                                                                                                            Demetra I e Demetra II sono rappresentate nella loro furia: la dea è stata tradita e ingannata. La disperazione che segue al rapimento di Persefone la porta a una depressione tale che l’intero mondo inaridisce. Così come genera la vita della natura, Demetra ne determina la sua morte. 

Demetra I

2013 “I° Premio Caramanico” Caramanico Terme Pescara 2020 “ I° premio Roberto Zambelli” Torre Strozzi Perugia 2015 60 x 80 cm Opera in tela, imbottita in juta, cucita con cordami. Testa, braccio, mano e pene in argilla cruda. Base in ferro.   “…un acuto dolore colse nell’animo: le bende, che le chiome immortali cingevano,...

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2013 180 x 60 cm Opera in tela, base scolpita in polistirolo, imbottita con juta e cotone. Cucita con cordami. occhi ,naso e bocca in argilla cruda ricoperta con tela.. Colorazione a tecnica mista. Tags archetipo, arte tessile, astrazione organica, carne, culto della Madre Terra, fiber art, Grande Madre, mito, Mixed media, organica, ready made, scultura tessile, texture

Mater Terribilis II

2013   180 x 60 cm Opera in tela, base scolpita in polistirolo, imbottita con juta e cotone. Cucita con cordami. occhi ,naso e bocca in argilla cruda ricoperta con tela.. Colorazione a tecnica mista....

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«Il termine individuazione può essere tradotto con ‘farsi sé‘» Jung                                         L’individuazione è un processo d’integrazione delle componenti della personalità, il cui completamento rappresenta il fine primario dell’esistenza di ciascuno di noi. Scopo ultimo di tale processo è quindi la piena affermazione del Sé, che avviene mediante un vero e proprio viaggio di scoperta per capire chi siamo davvero, allontanando tutte le influenze esterne che ci distanziano dalla nostra natura.                  Idolo, in forma antropomorfizzata, personifica in questo processo il conflitto, dinamico tra maschile e femminile, tra gli elementi individuali peculiari della persona e quelli sociali, tra il proprio mondo interiore e quello esterno. L’identificazione dell’Io con una ritualità concepita dall’artista quale processo volto a suturare le ferite di un Io frantumato e isolato nel quotidiano.                                                                                                                La dinamica conflittuale di questa lotta interiore e gli squilibri delle energie contrapposte si esprimono dal continuo fuoriuscire o rientrare dei volumi, dall’affiorare dalla tela di elementi femminili o maschili, dalle cuciture o dalle improvvise lacerazioni, che rendono le forme in un continuo drammatico movimento.

Idolo – Processo di individuazione: il conflitto

2013 ART MONSTERS &JAZZ 2016 Rocca Paolina Perugia Opera in tela, imbottita con juta e cucita con cordami   «Il termine individuazione può essere tradotto con ‘farsi sé‘» Jung                                         L’individuazione è un processo d’integrazione delle componenti della personalità, il cui completamento rappresenta il fine...

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