ciclo De Rebus Naturae
2025
D.150 cm
Arazzo cucito con sacchi di juta e corde su telaio circolare.
L’opera nasce dall’urgenza di interrogare il rapporto tra l’uomo e la natura nel tempo del disastro ecologico e delle disuguaglianze globali. Un grande arazzo, composto da frammenti di sacchi di juta provenienti da ogni parte del mondo, diventa superficie di memoria e testimonianza. I sacchi, che un tempo trasportavano caffè, cacao, zucchero o mais, raccontano la storia di un’economia che ha sfruttato le terre e i corpi, cancellando varietà e spezzando gli equilibri dei territori e delle comunità.
Consumpta Mater si configura come una forma circolare carica di tensione, composta da sacchi di juta logori, cuciti tra loro con corde tese che ne segnano e irrigidiscono la superficie. I marchi impressi sui tessuti — tracce di rotte commerciali e geografie lontane — rivelano l’origine globale dei materiali e testimoniano come territori diversi condividano oggi la stessa vulnerabilità.
L’opera appare drammatica e consunta, simile alla terra sfruttata al limite, dove la monocultura ha eroso suoli, cancellato varietà e compresso interi sistemi fino a deformarli. Le cuciture dure e costrittive tracciano una mappa di tensioni che rende visibile la pressione esercitata su ecosistemi impoveriti, privi di respiro e resilienza. Le scritte e i loghi industriali, cuciti e ricomposti, formano un mosaico di dipendenze globali: il ventre della natura ridotto a contenitore, svuotato e mercificato.
Consumpta Mater restituisce la terra nel suo punto di frattura: territori consumati, erosi, privati della loro complessità vitale. La materia rivela una trasformazione profonda: piegata, lacerata, segnata da pressioni incessanti, memoria tangibile di sistemi spezzati e futuri compromessi. Un’immagine dura, consumata, che obbliga lo sguardo a confrontarsi con la devastazione e con la fragilità stessa della vita sul pianeta.
In evidenza, Sculture tessili