ciclo De Rebus Naturae
2025
150×140 cm
Arazzo cucito con sacchi in juta e corde – ready-made.
L’opera si pone come osservatrice neutrale del momento in cui la Natura, antica madre e matrice di vita, accoglie ciò che l’uomo lascia dietro di sé. Non esprime giudizio né condanna: registra il semplice gesto con cui la Natura ingloba e trasforma i resti.
La figura evoca un corpo simbolico di Madre Natura. La superficie–pelle, in juta, conserva l’impronta di viaggi e transiti, con segni di terre lontane impressi sulla materia. La forma richiama una guepière: un grembo aperto, un ventre che accoglie e rielabora, un seno che nutre anche il disordine del mondo.
Su questo corpo il mare deposita i suoi residui: reti sfilacciate, plastiche erranti, legni levigati, conchiglie fratturate. Il risultato è una tessitura frammentata, un mosaico che restituisce storie di correnti marine e denuncia il disinteresse umano verso i propri rifiuti: abbandonati, gettati e rilasciati senza cura, violando e distruggendo l’equilibrio della terra. Eppure gli scarti che si accumulano sulle sue coste non sono soltanto relitti: diventano semi, codici, materia in trasformazione. Qui avviene la metamorfosi. I detriti si intrecciano, si fondono, si riconfigurano in un organismo nuovo. Non più natura, non più scarto: un’entità ancora senza nome. La metamórphōsis, frutto della visione dell’artista, è intesa in senso simbolico: è il processo stesso dell’incontro tra elementi diversi, capace di generare nuove forme di esistenza. Non una semplice somma di materiali, ma una trasformazione profonda che attraversa confini disciplinari e concettuali, aprendo a prospettive alternative. Un linguaggio in formazione.
Questa pratica, fondata sulla contaminazione e sul dialogo tra mondi differenti, diventa uno strumento per leggere il presente e interrogare il futuro. De Rebus Naturae esplora le molteplici declinazioni dell’ibridazione e della metamorfosi, riconsiderando equilibri e possibilità, e mettendo in discussione ciò che appare stabilito.
L’artista, come un’ostetrica del possibile, ricompone i segni, interpreta le forme, trasforma il caos in visione. L’arte diventa così motore di mutamento e lente attraverso cui immaginare nuovi orizzonti: un modo per restituire, agli scarti del mare, un canto mai ascoltato prima.
Sculture tessili