ciclo De Rebus Naturae
2026
Busto: 30 × 80 × 15 cm
Basamento: 50 × 50 × 90 cm
Busto in polistirolo e cemento, ricoperto da un foglio di plastica- corde in juta; radice di pino.
Basamento di legno ricoperto da un foglio di plastica — nastro adesivo.
Ecocidio è un atto d’accusa.
Un busto acefalo e privo di braccia, interamente avvolto da un foglio di plastica nera, è trattenuto da un intreccio di corde annodate. Anche il basamento, un parallelepipedo rivestito dello stesso materiale e serrato da un nastro adesivo nero, partecipa alla stessa condizione di soffocamento e prigionia. Al centro del ventre emerge una radice quasi sferica, ex formicaio, ultima testimonianza di un nucleo vitale che affiora dalla materia artificiale.
L’opera si presenta come un’erma funeraria contemporanea dedicata alla Natura ferita dalla mano dell’uomo. La plastica, materiale simbolo dell’Antropocene, diventa un sudario che avvolge il corpo e il paesaggio.
Ecocidio appartiene al ciclo De Rebus Naturae di Patrizia Trevisi, che denuncia la devastazione degli ecosistemi, la perdita della biodiversità, la contaminazione della terra, delle acque e dell’aria; fenomeni non causati da catastrofi naturali, ma conseguenza delle azioni umane. In essa, figura iconica di Grande Madre, si manifesta la mutazione e la metamorfosi generate da questi processi.
Nata come opera site specific per l’Orto Botanico dell’Aquila, Ecocidio crea con la sua contraddittoria presenza un cortocircuito visivo e concettuale: una presenza funeraria in un luogo di conservazione della natura. Da questa tensione emerge l’ipocrisia dell’uomo e il suo grande paradosso: proteggere frammenti di natura entro un recinto privilegiato mentre, fuori, l’ecocidio continua.
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