ciclo De Rebus Naturae
2025
Busto cm 59x83x50
Scultura tessile – Busto modellato con materiali organici, plastiche e tessuto acrilico.
L’Antropocene segna un’epoca geologica in cui l’impatto dell’uomo sul clima, sugli ecosistemi, sui cicli naturali e sulla geologia del pianeta è così profondo da lasciare tracce indelebili nella storia della Terra. In questo tempo, la natura non torna allo stato originario: si mescola, si contamina e assume forme ibride, rivelando la fine della separazione tra natura e cultura.
Mutans Mater incarna questa trasformazione radicale, simbolo di un nuovo sacro: impuro, incompleto, sopravvissuto. Non promette salvezza, ma invita a restare in ascolto del mondo che cambia, nonostante noi. La metamorfosi dell’opera è visibile e in atto: mentre il busto si contrae, la tela-pelle acrilica lentamente sostituisce il corpo modellato con materiali organici, trasformando ciò che era vivo in materia artificiale. Il gesto è drammatico: testimonia la battaglia per la sopraffazione in corso tra natura e artificio.
Nel ventre dell’opera, le microplastiche hanno preso il sopravvento: si infiltrano nei tessuti, li modificano, li rendono estranei a se stessi.
Materia organica e artificiale si mescolano, e il corpo diventa un ibrido fragile e ostinato, specchio di un processo che strappa via l’originario. Le plastiche sostituiscono la carne e i tessuti organici, divorando ciò che era vivo. Ma nel loro disfacimento diventano parte di un ciclo trasformato, contaminato e inevitabile: da invasori silenziosi si trasformano in componenti della materia che nutre l’uomo e la Natura, riflettendo la responsabilità etica dell’Antropocene e la fragilità della vita sulla Terra.
Mutans Mater diventa così icona di un tempo sospeso, tra distruzione e rigenerazione, tra memoria e metamorfosi, tra consapevolezza e resistenza.
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