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© Patrizia Trevisi


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Scultura tessile dai forti volumi plastici, attraversati da un’intricata rete di corde, che come il sistema venoso percorre in modo caotico tutta la superfice. I volumi imbottiti formano una corazza a enfatizzare il suo portamento marziale. Ares rappresenta l'archetipo del guerriero, agisce, afferma la propria volontà e la propria verità: energia bellica che può trasformarsi in lotta perenne, competitività esasperata, sopraffazione. La figura del ‘guerriero’ esprime così sia la polarità dell’eroe, sia quella del distruttore. La scultura antropomorfa di Ares è un corpo senza pelle; il costato è esposto come i resti della sua simbolica corazza e ci mostra, nell’arroganza del suo incedere, l’insensatezza della volontà di guerra.

Inside XIII – Ares

Opere in tela
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I telai tondi o tamburelli sono i supporti dove, chiuse all’interno delle loro case, le donne ricamavano, fiorami, ghirigori gentili, leziosi simboli di un concetto di femminilità imposta per secoli dal potere maschile. L’opera all’apparenza si presenta come un’immagine amabile e romantica; in realtà, ogni tamburello è un vetrino per microscopio; è una cruda osservazione scientifica dei tessuti anatomici di un corpo femminile. In ogni telaio è ricamato un macro ingrandimento del suo tessuto connettivo, muscolare e osseo, delle sue cellule e sinapsi, della sua catena del DNA. Il raffinato bianco écru, colore prescelto per il ricamo ingentilisce l’opera e ci disorienta mentre la crudezza del racconto ci porta nella profondità, nell’essenza del corpo della “sposa”; nella sua struttura organica nata dalla vita e capace di generare vita. Organismo che governato dalle leggi della natura non risponde alle regole dell’apartheid di genere, della religione, dei regimi oppressivi, dei diritti della dittatura maschilista, che determinano il grado della sua inclusione o esclusione dalla vita sociale e culturale. Ancora oggi in nome di queste “regole” il corpo della donna è ferito, umiliato, insultato, mutilato, represso, violato, annichilito, privato della libertà, ucciso.

Inside XII – I tessuti della sposa

Opere in tela
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Quest’opera è la risoluzione e la sintesi tridimensionale della mia ricercaformale condotta nel quadrittico Il vitalismo delle linee si sviluppa con una forte dinamicità intorno alla forma circolare gravida di volumi aggettanti. Le costolature a bassissimo rilievo, l’intrigo delle linee ricamate, convergono tutte verso l’apertura centrale, la penetrano e l’oltrepassano in un eterno movimento rotatorio. Soltanto un lato dell’opera contenuto da una tessitura di linee-corde segna una pausa da questo roteare infinito. È la parte che sta corrompendosi; la materia che si disfa e perde forma: una pausa prima di essere di nuovo risucchiata dal quel complesso e intricato vorticare.

INSIDE XI – Elogio della complessità

Opere in tela
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arazzo, arte tessile, arte tessile fiber art, astrazione organica, Bassorilievo tessile, culto della Madre Terra, fiber art, Grande Madre, Mixed media, ricamo, sculture tessili, ossa

INSIDE X – Caos calmo

Opere in tela
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Arazzo, Arte tessile Fiber art, Astrazione organica, Bassorilievo tessile, culto della Madre Terra, Grande Madre, Mixed media, ossa, Ready made, Ricamo, Scultura tessile, quadrittico

INSIDE IX – La gabbia

Opere in tela
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CALENDARIO

Opere in tela
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fiber art arte tessile-calendario-tempo giorni- gesto quotidiano - artista Zen

INSIDE – VII BONES

Opere in tela
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INSIDE VIII – radici

Opere in tela
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Dedicato alle madri di tutti i figli morti in mare, in terre ostili, uccisi dall’insensatezza dell’uomo. La madre addolorata stava in lacrime presso la Croce su cui pendeva il Figlio. E il suo animo gemente, contristato e dolente una spada trafiggeva. ………………………… Chi non piangerebbe al vedere la Madre di Cristo in tanto supplizio? Chi non si rattristerebbe al contemplare la pia Madre dolente accanto al Figlio?” (testo di Jacopone da Todi tratto dallo Stabat Mater di Vivaldi)   Quest’opera nasce dall’orrore provato per la totale indifferenza, non solo per la morte di centinaia di migliaia di giovani, ma anche per la sofferenza di centinaia di migliaia di famiglie, di madri. Il dolore in quest’opera è trattato come una notizia di cronaca. E’ un racconto esploso in frammenti legati insieme dalla necessità di narrazione. Uso la stampa digitale su tela, per evidenziarne l’aspetto freddo e impersonale. Se non fosse che, l’intervento del cucire, dell’annodare, del ricamare e del tessere, lo riporta inevitabilmente a un coinvolgimento, da parte dell’astante, empatico ed emotivo. Ogni frammento è testimonianza di un vissuto, momenti di un quotidiano femminile, testimonianza di un’attesa, di centinaia di ferite inferte da una lontananza forzosa e giornalmente cucite e ricucite. Sino all’esplosione finale. La perdita del figlio, divenuto nel racconto dei mass media numero impersonale senza umanità. Dal punto di vista formale ero interessata a trovare una sinergia tra il modellato con tela e la sua riproduzione digitale. In alcuni frammenti ne ho tentato una fusione in una sorta di trompe l’oeil, dove l’uso di cuciture con corde ribatte realisticamente ciò che è stampato.

STABAT MATER – Frammenti di dolore

Opere in tela
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La scultura tessile antropomorfa non è una novità nella produzione di Patrizia Trevisi, dove compaiono spesso figure femminili con una forte valenza archetipica che poco o nulla concedono all’estetica, concentrandosi piuttosto intorno a un forte nucleo significante ed espressivo. La bambina con la palla rossa si discosta da questa consuetudine; analogo resta il procedimento di costruzione della statua ma lei è bella, delicata, aggraziata nei movimenti.» (Giulia Ripandelli)                                 Qui l’archetipo si rappresenta nell’immagine quotidiana e familiare di una bambina con la sua palla rossa ma non c’è nessuna gioia nel gioco; il suo viso è triste e malinconico. Si legge in questo la consapevolezza del passaggio dall’infanzia all’adolescenza. La sua pelle di bambina, bianca e delicata, sapientemente cucita assemblando ritagli di stoffa e merletti, è ormai una gabbia troppo stretta e dolorosa per la sua età che, come il guscio di una crisalide, si spacca per far fuoriuscire la farfalla, si strappa lasciando trasparire la materia all’interno trasformata. La costruzione delicata e aggraziata della figura crea un corto circuito con la drammaticità delle lacerazioni, ricucite da una mano compassionevole che cerca di rimettere insieme qualcosa che si è definitivamente strappato.

Bambina con la palla rossa – La trasformazione

Opere in tela
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In Inside VI è in atto quel processo evolutivo che ha portato alla formazione di un sistema complesso e organizzato che ha determinato la vita, dalla formazione della molecola organica, capace di produrre copie di se stessa, alla cellula. Il cerchio, struttura portante dell’opera, nella sua astratta rotazione senza principio ne fine ci mostra il ciclo che va dalle macro molecole alla complessità del sistema organico. La trama d’intrecci e connessioni delle corde suggerisce che tutte le forme di vita sono legate da relazioni di discendenza e di selezione comune, attraverso la fitta rete dell’informazione.

INSIDE VI – la cellula

Opere in tela
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Ho pensato l’istallazione come una scena teatrale in cui si svolgono due monologhi. Quello dell’Opera, INSIDE V, un bassorilievo in tela modellato con corde, che si presenta al pubblico,  e il monologo silenzioso di una Presenza-Assenza, quella dell’artista, rappresentata dalla sedia. L’opera sta per essere terminata. Un ultimo sguardo, un’ultima riflessione. L’artista è uscito dalla scena, si è allontanato, ma i rotoli di corda sulla sedia lo tengono ancora legato a lei come cordoni ombelicali, emotivamente allacciato come in un abbraccio. E’ la rappresentazione degli ultimi attimi dell’atto creativo dove tutto è ancora in relazione, tutto può accadere. Quel momento prima, quell’istante incomprensibile che definisce l’opera finita ed autonoma, separata definitivamente dal suo creatore.

INSIDE V – ‘non mi lasciare’

Opere in tela
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In quest’opera l’artista ha scelto di lavorare simbolicamente sulla forma del cerchio.                              Forma senza inizio e senza fine. Come fosse l’occhio di un microscopio, per intraprendere il “viaggio all’interno”, il “viaggiarsi dentro”.  Inside IV fa parte della sua ricerca sull’Organico; andare oltre la Tela-Pelle; entrare nei tessuti, nei suoi reticolati e fibre, nelle linee dinamiche; penetrare nelle connessioni infinite tra cellula e cellula.  Per dare maggior risalto alle connessioni e ai loro tracciati, ha srotolato sul pavimento gomitoli di corda, percorsi simbolici tra il finito e il suo divenire, tra il buio dell’indistinto e la luce della visione, tra l’opera e il suo autore. Atelier#2 - 2018 MACRO Museo di Arte Contemporanea ROMA Diametro 150 cm Tela su telaio. Imbottitura in cotone. Cuciture, nodi e tiranti con corde varie. Nero - Atelier#2 Il Nero delle pareti dell’atelier è stato la mia grotta. La luce dei fari puntati sul cubo dai divisori di cristallo ha illuminato il processo creativo e di ricerca: il mio procedere. Come in una capsula spaziale ho iniziato il mio viaggio all’interno di quell’assoluto Nero. I visitatori, particelle di realtà, nuotandoci dentro silenziosamente, hanno partecipato a questo mio “ fare”, alcuni con il desiderio di condividere il viaggio, altri di essere solo spettatori, altri ancora di essere testimoni degli occhi visionari di un artista. Niente avrebbe potuto interpretare meglio di questo Nero lo stato di concentrazione, ricerca, fatica e lotta per la realizzazione di un’Opera. A sottolineare la focalizzazione di questo “fare”, ho scelto di lavorare simbolicamente sulla forma del cerchio, come fosse l’occhio di un microscopio, per intraprendere il “viaggio all’interno”, il viaggiarsi dentro. “Inside IV” fa parte della mia ricerca sull’Organico: andare oltre la Tela-Pelle, entrare nei tessuti, nei suoi reticolati e fibre, nelle linee dinamiche, nelle connessioni infinite tra cellula e cellula. E proprio per dare maggior risalto alle connessioni e ai loro tracciati, ho srotolato sul pavimento nero dell’atelier gomitoli di corda a collegare l’arazzo “Inside II”, già realizzato in precedenza, al Cubo-Artista: percorsi simbolici tra il finito e il suo divenire, tra il buio dell’indistinto e la luce della visione, tra l’opera e il suo autore.

INSIDE IV – Viaggiarsi dentro

Opere in tela
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In quest’opera sono rappresentate le linee ascensionali del sistema arterioso che svettano in un moto dinamico verso l’alto, collegate da una rete intrigata trasversale del sistema venoso e capillare. Si innalzano tangenti all’intrico vorticante dei visceri, cuore pulsante ed emotivo dell’essere. Due dinamiche opposte e complementari; una, a spirale, trascina nelle profondità delle psiche, nel moto infinito e rumoroso delle emozioni; l’altro, ascensionale, verso la mente e le sue complesse e rapide connessioni.                                                                                                                                                                     I contrasti chiaroscurali restituiscono all’opera una forte identità plastica, volta a potenziare le linee energetiche.

Inside II – Dinamiche

Opere in tela
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arazzo, archetipo, arte tessile, astrazione organica, bassorilievo, Bassorilievo tessile, culto della Madre Terra, fiber art, Grande Madre, scultura tessile, tecnica mista, texture

Cuore nero

Opere in tela
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Patrizia Trevisi - Frammenti di memoria

Frammenti di memoria

Opere in tela
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Patrizia Trevisi - Lacoonte

Laocoonte

Opere in tela
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Quest’opera di Patrizia Trevisi rapprenta un tessuto organico e le sue trame.                                                 La restituzione materica della superficie è creata sia da giochi volumetrici del chiaroscuro sia dalle texture tessute da una rete gestuale di segni cuciti nella tela.                                                                              Il colore è consunto e contribuisce a una forte arcaicità cromatica di sapore neoprimitivo.                        I volumi fortemente chiaroscurati affiorano da un intrico di linee segnate dalle corde, che ricuciono lembi di stoffa, formando delicati chiaroscuri; l’opera assume così una forte restituzione plastica e cromatica.

Inside I – Texture

Opere in tela
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Inside III è un bassorilievo tessile che nella sua astrazione organica rappresenta la Madre Terra, in una visione dall’alto, dove le arature la solcano e tracciano la sua epidermide. I rigonfiamenti sono grandi semi, pronti a schiudersi, mostrando il frutto. È una terra fertile e generosa con l’uomo che la rispetta e la cura.

INSIDE III – Terra

Opere in tela
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Patrizia Trevisi - Afrodite

Afrodite

Opere in tela
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Patrizia Trevisi - Terra sterile - Land art arazzo, archetipo, arte tessile, astrazione organica, bassorilievo, culto della Madre Terra, fiber art, Grande Madre, scultura tessile, tecnica mista, texture,land art,sterile, territorio, suolo, riti di fertilità

Terra sterile – Land art

Opere in tela
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Signora degli animali e della natura, divinità cosmica e della fecondità: è qui rappresentata come simbolo del nutrimento. Lo stomaco-grembo materno è ricoperto di seni-capezzoli multipli, che simboleggiavano l’abbondante nutrimento per la sua prole. L’artista, riferendosi ai significati simbolici della dea - dall’accoglienza al nutrimento, dall’affetto al calore materno, dalla sessualità alla bellezza - evidenzia come tutti questi fattori condizionino la donna a livello culturale e morale. La donna che vuole allattare al seno si trova spesso a vivere in conflitto fra il ruolo di donna e quello di madre. Subisce infatti forti pressioni culturali e psicologiche, laddove il seno è visto come oggetto sessuale. Allattare paradossalmente appare come un uso desueto e improprio: un paradosso a livello fisiologico, considerata la reale funzione delle mammelle. Incurante del valore inestimabile dell’allattamento naturale e del suo valore psicologico e affettivo.

Artemide Efesia politelia – Il nutrimento

Opere in tela
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Patrizia Trevisi - Insieme

Insieme

Opere in tela
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Patrizia Trevisi - Terra sterile arazzo, archetipo, arte tessile, astrazione organica, bassorilievo, culto della Madre Terra, fiber art, Grande Madre, scultura tessile, tecnica mista, texture,land art,sterile, territorio, suolo, riti di fertilità

Terra sterile

Opere in tela
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arazzo, archetipo, arte tessile, astrazione organica, bassorilievo, Bassorilievo tessile, culto della Madre Terra, fiber art, Grande Madre, scultura tessile, tecnica mista, texture, ready made, storie, cantastorie, narrazione, opera permanente esposta al MAAM - Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz, dittico

Aggregazione – 333 piccole storie raccontate da giovani donne.

Opere in tela
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Contrassegnata da netti chiaroscuri che le restituiscono una forte plasticità, Uroboros rappresenta il serpente che si mangia la coda. Divorandosi e nello stesso tempo rigenerandosi continuamente, forma un ciclo continuo di nascita, morte e rinascita. In questa scultura tessile i forti volumi delle spire si annodano in un movimento vorticante. È un moto senza fine che crea instabilità, turbolenza e provoca un vuoto. Una soglia di passaggio, un canale tra passato e futuro, alla continua ricerca di quella perduta unità con il tutto.

Uroboros – Il vortice

Opere in tela
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“…un acuto dolore colse nell’animo: le bende, che le chiome immortali cingevano, lacerava con le sue mani, si gettava sulle spalle un cupo velo, e si slanciò sopra la terra e il mare, come un uccello, alla ricerca. Ma nessuno degli dei e degli uomini mortali voleva dirle la verità…” Inno a Demetra, Omero La Dea Demetra eredita per via diretta gli attributi della Grande Madre primigenia: si tratta della Madre del Raccolto, la Signora delle Messi, colei che patrocina le stagioni, i raccolti abbondanti, la fecondità del terreno. Demetra rappresenta l’archetipo che racchiude l’essenza stessa della procreazione e della germinazione, l’istinto della maternità, la forza misteriosa e unica dell’utero femminile di generare vita, di accudire, di fornire nutrimento. In Demetra I gli elementi femminili e maschili confliggono e contemporaneamente si rinforzano a vicenda; in lei l’artista cerca una compresenza feconda degli opposti.                                                                                                                                                                              In tutte e due le opere la circolarità della forma, oltre a ricordare quella di un antico pane, suggerisce il movimento e l’avanzare della scultura nello spazio e nel tempo.                                                                  Le texture create dai cordami e dagli strappi lasciano apparire la sua anima vegetale, il forte richiamo ai vecchi sacchi agricoli enfatizza il suo essere Signora delle Messi e dell’Agricoltura. Il suo essere Patrona delle Stagioni è evidenziato in Demetra II da una sfera trasparente ripiena di esoscheletri di cicale posta al centro della scultura; è l’estate che è passata; segna una fine e l’avvicendarsi di un altro tempo nel continuo ciclo della Natura.                                                                                                            Demetra I e Demetra II sono rappresentate nella loro furia: la dea è stata tradita e ingannata. La disperazione che segue al rapimento di Persefone la porta a una depressione tale che l’intero mondo inaridisce. Così come genera la vita della natura, Demetra ne determina la sua morte. 

Demetra II

Opere in tela
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“…un acuto dolore colse nell’animo: le bende, che le chiome immortali cingevano, lacerava con le sue mani, si gettava sulle spalle un cupo velo, e si slanciò sopra la terra e il mare, come un uccello, alla ricerca. Ma nessuno degli dei e degli uomini mortali voleva dirle la verità…” Inno a Demetra, Omero La Dea Demetra eredita per via diretta gli attributi della Grande Madre primigenia: si tratta della Madre del Raccolto, la Signora delle Messi, colei che patrocina le stagioni, i raccolti abbondanti, la fecondità del terreno. Demetra rappresenta l’archetipo che racchiude l’essenza stessa della procreazione e della germinazione, l’istinto della maternità, la forza misteriosa e unica dell’utero femminile di generare vita, di accudire, di fornire nutrimento. In Demetra I gli elementi femminili e maschili confliggono e contemporaneamente si rinforzano a vicenda; in lei l’artista cerca una compresenza feconda degli opposti.                                                                                                                                                                              In tutte e due le opere la circolarità della forma, oltre a ricordare quella di un antico pane, suggerisce il movimento e l’avanzare della scultura nello spazio e nel tempo.                                                                  Le texture create dai cordami e dagli strappi lasciano apparire la sua anima vegetale, il forte richiamo ai vecchi sacchi agricoli enfatizza il suo essere Signora delle Messi e dell’Agricoltura. Il suo essere Patrona delle Stagioni è evidenziato in Demetra II da una sfera trasparente ripiena di esoscheletri di cicale posta al centro della scultura; è l’estate che è passata; segna una fine e l’avvicendarsi di un altro tempo nel continuo ciclo della Natura.                                                                                                            Demetra I e Demetra II sono rappresentate nella loro furia: la dea è stata tradita e ingannata. La disperazione che segue al rapimento di Persefone la porta a una depressione tale che l’intero mondo inaridisce. Così come genera la vita della natura, Demetra ne determina la sua morte. 

Demetra I

Opere in tela
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2013 180 x 60 cm Opera in tela, base scolpita in polistirolo, imbottita con juta e cotone. Cucita con cordami. occhi ,naso e bocca in argilla cruda ricoperta con tela.. Colorazione a tecnica mista. Tags archetipo, arte tessile, astrazione organica, carne, culto della Madre Terra, fiber art, Grande Madre, mito, Mixed media, organica, ready made, scultura tessile, texture

Mater Terribilis II

Opere in tela
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«Il termine individuazione può essere tradotto con ‘farsi sé‘» Jung                                         L’individuazione è un processo d’integrazione delle componenti della personalità, il cui completamento rappresenta il fine primario dell’esistenza di ciascuno di noi. Scopo ultimo di tale processo è quindi la piena affermazione del Sé, che avviene mediante un vero e proprio viaggio di scoperta per capire chi siamo davvero, allontanando tutte le influenze esterne che ci distanziano dalla nostra natura.                  Idolo, in forma antropomorfizzata, personifica in questo processo il conflitto, dinamico tra maschile e femminile, tra gli elementi individuali peculiari della persona e quelli sociali, tra il proprio mondo interiore e quello esterno. L’identificazione dell’Io con una ritualità concepita dall’artista quale processo volto a suturare le ferite di un Io frantumato e isolato nel quotidiano.                                                                                                                La dinamica conflittuale di questa lotta interiore e gli squilibri delle energie contrapposte si esprimono dal continuo fuoriuscire o rientrare dei volumi, dall’affiorare dalla tela di elementi femminili o maschili, dalle cuciture o dalle improvvise lacerazioni, che rendono le forme in un continuo drammatico movimento.

Idolo – Processo di individuazione: il conflitto

Opere in tela
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La Grande Madre è una statua tessile assisa, piccolo monumento che racconta una divinità sacra e remota ma al contempo racchiude quegli aspetti che avvicinano l’Archetipo all’essere umano, collocandola in un’atmosfera sospesa, bloccata nel tempo. Nel gesto benedicente della mano destra sottolinea la sacralità e la regalità dell’immagine. È un gesto di benevolenza. La mano che benedice dà la vita ma è anche un gesto di potere e di condanna. Il braccio sinistro è proteso verso lo spettatore come gesto di accoglienza e di invito all’abbraccio. La Dea presenta un duplice aspetto, muliebre ma al contempo ferino, in quanto la potenza procreatrice ed erotica del corpo umano convive insieme al puro istinto animale. Ella è quindi madre protettiva ma allo stesso tempo terrificante perché alimenta ma contemporaneamente divora. Tutti i simboli collegati alla Grande Madre o che si riallacciano alle proprietà del "materno" sono di fatto contraddistinti da una forte ambivalenza, una duplice natura, positiva e negativa, quella della "madre amorosa" e della "madre terribile’’; una Madre che dà la vita ma può anche negarla, che perdona ma può altresì punire. Le braccia aperte scoprono il seno sciupato. È un seno che ha allattato e nutrito. Pieno di smagliature, così come su tutto il corpo. È una donna che ha partorito da poco, il sesso è protetto dal simulacro del suo doppio, come a negarne il facile accesso. La gamba destra è fasciata da una doppia tela, diventa “calza”, elemento tipico della seduzione femminile. È tenuta da elastici e pinze come un reggicalze. La calza è una pelle simbolica. È una citazione, fatta con ironia, di quello stereotipo maschile della seduzione femminile, che vuole la donna un po’ santa e un po’ meretrice. Nella capigliatura possiamo scorgere conchiglie che si fondono nei ricami e nei boccoli di metallo, rimando al mito dell’origine della vita dall’acqua primordiale.

Grande Madre – L’ambivalenza del materno

Opere in tela
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Patrizia Trevisi - VIERGE archetipo, arte tessile, astrazione organica, culto della Madre Terra, Demetra, fiber art, Grande Madre, mito, rinascita, scultura tessile, stagioni, tecnica mista, terracotta, texture

Vierge

Opere in tela
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Lingam è un monumento votivo, il Totem della Fertilità. Il Grande Fecondatore della Terra e del Cielo. Su due facciate del corpo del Lingam sono raffigurati genitali femminili; sui due lati contrapposti questi si trasformano nel grande Seme, che spaccandosi nella terra compie il suo rito della Fecondazione. La tela, di cui è ricoperta la struttura dell’obelisco, diviene pelle, avvolge e unisce gli organi generatori. Per renderne indissolubile la loro l’unione, la tela-pelle è legata con corde e nodi; cucita e ricucita, diviene simbolo della complessità e indissolubilità della divina Coniunctio. Sul basamento del Lingam, come sulla sua estremità, si saldano, come conchiglie su uno scoglio, mammelle di ogni forma e grandezza. Esse rappresentano la Grande Madre e donano il nutrimento al generato. Sono l’elemento umido, il liquido, il mare. Su queste, come abbandonati dalle onde sulla battigia, troviamo piccoli oggetti, resti di giocattoli e conchiglie, testimonianze di infinite storie di una umanità che sempre si genera nell’incessante ciclo di nascita e morte.

Lingam – Forza generatrice della Natura

Opere in tela
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Patrizia Trevisi - Fessura Rosa arazzo, archetipo, arte tessile, astrazione organica, bassorilievo, Bassorilievo tessile, carne, culto della Madre Terra, fiber art, Grande Madre, mito, tecnica mista, texture

Fessura rosa

Opere in tela
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[:en]Magna madre - Detail[:it]Magna madre - Particolare

Magna madre

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ARAZZO, arazzo, archetipo, arte tessile, astrazione organica, bassorilievo, Bassorilievo tessile, carne, culto della Madre Terra, fiber art, Grande Madre, mito, tecnica mista, texture, organo

Arazzo

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Patrizia Trevisi - Vulva, arazzo, archetipo, arte tessile, astrazione organica, bassorilievo, Bassorilievo tessile, carne, culto della Madre Terra, fiber art, Grande Madre, mito, organo, tecnica mista, texture, vulva

Vulva

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